venerdì 28 febbraio 2014

Godot

Appesi a un filo di vita 

si cammina nella nebbia di Aprile.

affondano gli eroi nel latte sospeso.

galleggiano gli uomini, con braccia appese

a quel filo di tela

In attesa

Che finisca la voglia di volere

lunedì 17 febbraio 2014

Doveva essere il primo...

...è quella voglia di andare oltre, quel desiderio di desiderare che ci fa tristi e pieni, dolci e appassionati, grandi e miseri: esseri umani...sopravvissuti alla voglia di vivere. 

Malattia di volere

Perché poiesis?

Costruire la propria vita come un'opera d'arte e' imperativo categorico di tanta morale estetizzante a cui ribattiamo: costruire l'arte come fosse vita, ovvero andare a fondo e non temere di rendere artistica la propria vita. Creare, con arte, ogni minuto. Assecondare, con arte, il caos cosmico e meraviglioso, sporgendosi sull'orlo del precipizio e urlare quanto sia tutto splendidamente sconvolgente.

C'è in una mattinata sui tram milanesi tanto patire; tanta più filosofia dalle scarpe al cappello del mendicante sdraiato in stazione che in mille libri; che l'uomo è un abisso tale, se gli guardi dentro, che ti vien vertigini e nausea. Non è da tutti averci questo coraggio. Più composti, meglio guardar fuori.

La grande arte dal sacro dei cieli scende alla merda delle stalle, e se ne siamo complici, diveniamo bellissimi, col volto sporco di vita che non lo pulisci più. Le orecchie, gli occhi che fan tremare da quando sentono.

Coglierò per te
l'ultima rosa del giardino,
la rosa bianca che fiorisce
nelle prime nebbie.
Le avide api l'hanno visitata
sino a ieri,
ma è ancora così dolce
che fa tremare.
È un ritratto di te a trent'anni.
Un po' smemorata, come tu sarai allora.


Bertolucci dona la bellezza, dolce da far tremare, dolce da far paura, bella da rivelarci chi siamo e saremo. Il grande coraggio dei poeti: guardarsi!
C'è la morte in tutto questo...

La sua anima di poeta ahimé era partita
Tra i suoni musicali e gotici di una sera
E meravigliosamente tra le sartie nere
Il sole inclinava la sua carena ingiallita.

Allora ero venuto nella mia malinconia
A vedere la spoglia di quest'uomo divino
A vedere la bellezza dove si forma come un repositorio
Il pensiero sublime scintillante e fiorito.

Artaud, lo vide, se stesso. E non resse, la debole mente della società, che lo condanno' a shock elettrici.


Nebbia di primavera

Era nebbia di aprile

L'odore che avevi addosso,

La scia di luce pallida che mi ha portato via?