sabato 29 marzo 2014

Le mani che affondano nelle tasche del cappotto 
chiaro 
con gli alamari di metallo lucido.
Il naso che pizzica e ancora trattiene  l'aroma 
dell'ultima sigaretta , che muore
a terra schiacciata, 
ancora un filo di fumo che sale e la tosse.

Resti a guardarti, giovane,
ancora;
che non te ne rendevi conto e tutto pareva fumo
tutto nebbia, tutto lì.

Felice del nulla oltre i discorsi umidi
felice dei sabato mattina
felice per un viaggio in tram a sentir musica
felice della tristezza, così preziosa per sentirsi vivo.
felice,
così, inconsapevolmente felice di essere vivo,
e malato di vita che non guarirai mai.
E non è la giovinezza,
no: "il ragazzo crescerà"  -berciavano i cadaveri dell'accademia-
nemmeno il "carattere" o un "momento" (se non fossero sempre "momenti"...ci condanneremmo alla catena della persistenza)

è la stigma degli eletti alla dannazione,
innalzati dalla vita al fango della passione
agli strali dei normali
al non essere, mai, uguali.

folli, empi,
timidi inquieti.


Sarebbe arrivato il giorno in cui 
smettere di fumare,
lo sapevamo.
Lo figuravamo lontano...
Saremmo discesi dall'olimpo dell'adolescenza immortale
e giunti nella radura così sperduta del buon senso,
povere scimmie depilate,
consapevoli, ora, di poter morire
ma mai guariti,
piuttosto sopravvissuti
alla voglia di vivere

E' bastato tornare un attimo a Calvino per capire...

... è la mia peculiare malinconia
composta da elementi diversi, quintessenza
di varie sostanze, e più precisamente di
tante differenti esperienze di viaggi
durante i quali quel perpetuo ruminare mi
ha sprofondato in una capricciosissima
tristezza.

Credo sia solo fottuta depressione...

Banale grigiume, che ti vengono le lacrime a vederti così, con un vuoto allo stomaco, con un desiderio per una passione qualsiasi, per un'ebrezza... ed invece scivola vi tutto e tu guardi piangendo.

venerdì 28 marzo 2014

Malinconie Future

A volte perdi la battaglia, a volte cerchi la morte. Nell'antica lotta tra pathos ed ethos a noi piacerebbe vincesse l'anarchico, ribelle del lugubre anonimato in cui si specchia. Ma la morte è cosa lugubre, consola e livella, oblia. Ed allora la malinconia che ci prende per un futuro da dimenticati c'impone di presentarci immacolati al presente per essere benignamente ricordati. L'egoismo è attuale, l'altruismo esistenziale. Che si fotta Freud ed il suo principio di realtà! Dire l'indicibile in una chimera di pace che pallida sbiadisce ad ogni passo. Bianco tormento d'un lento scomparire.

lunedì 17 marzo 2014

Che poi son sempre le solite cose....

L'opacità malinconica di un esistenza unicamente uguale ad infinite altre, già citata e già finita, già malessere da noia, già nostalgico futuro. Nominati da altri, miseri replicanti d'inaccettate castrazioni, senza il nero e senza il fumo affogati nell'ambra. In fondo è uggioso pensarsi infiniti, eppure è la morte che costringe al pensiero e condanna alla noia.